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L'Avis
di Bucine
L’AVIS Comunale di Bucine nasce la sera del 13 settembre 1984 alle
ore 21,00 nell’Aula Consiliare del Comune, dove si incontrano i
donatori di sangue di Bucine ed i rappresentanti del Consiglio di
Zona del Valdarno Aretino.
Era stata fortemente sentita infatti all’epoca, la necessità di
costituire una sezione AVIS in Bucine essendoci in detto territorio
già 76 donatori iscritti e vedendo in prospettiva la potenzialità di
incremento che forniva tutto il Comune di Bucine. Fu pertanto
costituito un comitato locale per la realizzazione di detta sezione
nelle persone di: Giuliano Bartolommei, Beniamino Casale, Vladimiro
Gaggi, Stefano Gatti, Remigio Mannini e Marco Vaselli con il primo
obiettivo di recepire una sede. La gestione dei donatori rimarrà
comunque per tutto l’anno 1984 compito della sezione “limitrofa” di
Montevarchi. Il 22 Dicembre 1984 si svolgono le elezioni del primo
Consiglio e la sera del 27 Dicembre 1984 alle ore 21,00 presso il
Distretto Socio Sanitario dell’USL 20/A in Via San Salvatore
15 a Bucine, dove nel frattempo era stata allestita la prima sede,
vengono assegnate le cariche del primo consiglio. Presidente: Bartolommei Giuliano, Vicepresidente: Mannini Remigio, Segretario:
Gatti Stefano, Vice Segretario: Maestrini Marta, Addetto stampa:
Arcioni Enrico.
Il Consiglio si mette subito all’opera impegnandosi nello sviluppo
della sezione al fine di incrementare il numero dei donatori.
Il 1 Dicembre 1985 Giuliano Bartolommei per motivi di lavoro non
potendosi dedicare, come avrebbe voluto, allo sviluppo della Sezione,
rassegna le dimissioni da presidente. Viene sostituito da Stefano
Gatti che porta a termine il primo mandato triennale di presidenza
venendo poi riconfermato per altri due mandati di seguito fino
all’anno 1992.
Il 16 Gennaio 1986 il Presidente Gatti provvede a stipulare la prima
convenzione con l’USL 20/A del Valdarno Superiore Sud e ad iscrivere
l’associazione all’Albo Regionale del Volontariato.
L’attività della Sezione continua a ritmi costanti con significativi
incrementi sulle donazioni fino al 1992 anno in cui si verifica una
fase di stanca che porta ad una diminuzione anche sostanziosa del
numero delle donazioni che spinge il presidente Gatti, in accordo
con il Consiglio nel cercare nuovi stimoli e prospettive, alla
decisione di non ricandidarsi alle successive elezioni del 1993.
Questo perché, anch’egli per motivi di lavoro, non trova più il
tempo necessario per svolgere la sua funzione, ed è in procinto tra
l’altro di trasferirsi da Bucine.
A seguito delle elezioni del 1993 inizia una fase nuova e molto più
incisiva per l’attività della sezione; viene infatti nominato il
terzo presidente nella storia dell’AVIS di Bucine che risulterà poi,
almeno finora, il più longevo in questa carica. E’ Salvatore Formica
che, facendo tesoro delle esperienze dei suoi predecessori, comincia
a dare la sua impronta alla crescita della sezione. Viene messo in
atto un piano triennale di iniziative e collaborazioni con
l’Amministrazione Comunale e le Associazioni locali per cercare di
dare più visibilità all’AVIS. Comincia anche un lento ma costante
ringiovanimento del Consiglio con l'intento di dare un nuovo impulso
alle iniziative.
Nel 1994, in occasione del decennale della fondazione, viene
organizzata una grande festa con la partecipazione delle
Autorità cittadine e di circa 200 persone al pranzo sociale.
Gli anni seguenti vedono l’associazione costantemente impegnata sul
territorio con iniziative a volte anche piccole ma tendenti sempre a
cercare il contatto con i donatori; diventa pertanto una costante la
presenza dei nostri gazebo in quasi tutte le feste e le sagre
paesane del Comune di Bucine. La celebrazione dell’annuale festa del
donatore diventa itinerante per le frazioni del Comune: da Bucine ad
Ambra a San Pancrazio a Badia Agnano a Capannole e così via.
Nel 1998 iniziano anche le gite sociali portate avanti per diversi
anni un pò in tutta Italia ed anche all’estero.
Nel 1999 l’AVIS di Bucine vola in Finlandia nel contesto dei Comuni
Rurali d’Europa per dei convegni sul volontariato.
Il 3 settembre 2000 inizia il momento dei gemellaggi con le AVIS di
altre regioni; infatti con il patrocinio dell’Amministrazione
Comunale nasce il gemellaggio con l’AVIS Comunale di Scurcola
Marsicana (AQ), in Abruzzo, la cui cerimonia viene ripetuta il 16
settembre 2001 a Bucine.
Successivamente vi sarà anche il gemellaggio con l’AVIS di Pollenza
(MC) nelle Marche.
Nel settembre 2004 la festa organizzata dieci anni prima per il
decennale viene ripetuta in occasione del Ventennale della
Fondazione della nostra sezione.
Dal 2004 al 2008 viene realizzata una rassegna fotografica dal
titolo “uno sguardo oltre l’AVIS” con opere di artisti locali vicini
alla nostra sezione prestate al fine di pubblicizzare la donazione
del sangue.
Il 3 Febbraio 2009, nell’ottica di un rinnovamento dallo stesso
richiesto, finisce l’era della presidenza Formica ed inizia quella
del quarto presidente della storia della nostra sezione; viene
infatti eletto Daniele Salvietti (nella foto), che già da alcuni
anni faceva parte del Consiglio e come vicepresidente stava
maturando la dovuta esperienza per prendere in mano le sorti della
sezione.
Le origini dell'Avis
Le origini dell’Associazione risalgono al 1926,
quando il dottor Vittorio Formentano sul Corriere della Sera di
Milano, lanciò un appello per costituire un gruppo di volontari per
la donazione del sangue. All’invito risposero 17 persone, che si
riunirono nel 1927, dando vita alla prima Associazione Italiana di
Volontari del Sangue.
Nell’occasione furono delineati gli obiettivi della futura
associazione: soddisfare la crescente necessità di sangue dei
diversi gruppi sanguigni, avere donatori pronti e controllati e
lottare per eliminare la compravendita di sangue. L’Associazione
Italiana di Volontari del Sangue si costituì ufficialmente a Milano
nel 1929.
Nel 1950 AVIS viene riconosciuta dallo Stato con la Legge n. 49,
mentre con la legge n. 592 del 1967 vengono regolamentate la raccolta,
la conservazione e la distribuzione del sangue umano sul territorio
nazionale. Dagli anni ’70 la diffusione dell’Associazione si fa
sempre più capillare, grazie alla nascita delle sedi regionali.
Nel corso degli anni, lo Statuto è rimasto fedele ai principi
indicati da Formentano. L’Associazione, come indicato all’articolo
2, è apartitica, aconfessionale, senza discriminazioni di sesso,
razza, lingua, nazionalità, religione e ideologia politica. È
costituita da persone che donano il loro sangue volontariamente,
periodicamente, gratuitamente, anonimamente e responsabilmente.
Con il passare degli anni è maturata una nuova cultura della
donazione che ha sostituito agli ideali di eroismo, sacrificio e
generosità caritatevole, lo spirito di consapevolezza dei bisogni,
di responsabilità, di coscienza civica e di partecipazione.
Oggi AVIS è il garante del sangue in Italia poiché rappresenta chi,
ispirato a principi solidaristici, mette a disposizione la materia
prima indispensabile per il funzionamento e l’autosufficienza del
sistema trasfusionale nazionale.
Inoltre, riafferma la centralità e il ruolo attivo del donatore nel
“sistema sangue” e si fa promotrice di una nuova cultura della
donazione e del volontariato e di una moderna ed efficiente gestione
della politica trasfusionale.
Nel 2007 l’Associazione ha festeggiato l’Ottantesimo anniversario di
fondazione con una ricca serie di manifestazioni.
Tra queste, le udienze ufficiali con Sua Santità Benedetto XVI, con
il Presidente della Repubblica Napolitano
e con il Presidente del
Consiglio dei Ministri Romano Prodi. È stato inoltre pubblicato un
libro, intitolato “80 anni di Avis. Una grande storia italiana” che
ripercorre la nascita e la diffusione dell’Associazione su tutto il
territorio nazionale, con una ricca collezione di fotografie e
documenti ufficiali che testimoniano il grande impegno dei volontari
nella promozione della donazione di sangue.
Forte è anche la volontà di rendicontare i propri soci e gli
stakeholders sulle attività svolte nel corso dell’anno: per questo
motivo nel 2008, in occasione della 72^Assemblea generale, è stata
presentata la prima edizione del Bilancio Sociale.
Negli ultimi anni AVIS ha intensificato il proprio impegno anche
nella promozione della donazione tra gli stranieri presenti nel
nostro Paese (nel 2006 è stato creato un Osservatorio per la cultura
del dono del sangue) e all’estero, come dimostra la fondazione,
avvenuta nel 2006, di AVIS – Associazione Volontariato Argentino del
Sangue.
Avere un servizio trasfusionale efficiente e sicuro è un diritto per
tutti i cittadini. L’attività di AVIS è finalizzata alla promozione
di una donazione del sangue che garantisca la sicurezza del donatore
e del ricevente. Per questo motivo, prima della donazione, ogni
aspirante donatore viene sottoposto a un colloquio e a una visita
medica accurata.
AVIS annovera fra le proprie fila solo donatori periodici che donano
il sangue a intervalli regolari e sono sottoposti a costanti
monitoraggi del proprio stato di salute.
Tutte le sacche di sangue raccolte vengono validate con un numero
progressivo dalle Strutture Trasfusionali pubbliche presso cui è
stata effettuata la donazione. Tale indicazione viene poi riportata
sull’apposito Registro delle Donazioni del sangue e sulla cartella
clinica del paziente. Così, qualora si dovessero verificare casi di
malattie post-trasfusionali, è possibile risalire sempre alla
provenienza del sangue, bloccando l’attività donazionale della
persona.
In Italia il sistema trasfusionale è regolamentato dalla legge n.
219 del 27 ottobre 2005, “Nuova Disciplina delle attività
trasfusionali e della produzione degli emoderivati” e da numerosi
decreti di attuazione. La legge, che definisce il modello
organizzativo generale del sistema trasfusionale, individua le
principali istituzioni coinvolte nel raggiungimento degli obiettivi e
ne ritaglia ruoli e competenze.
Nel 2007 in Italia sono state complessivamente raccolte oltre
2.440.479 unità di sangue intero (dati ISS 2007), a fronte di un
fabbisogno annuo di 2.433.819 unità, calcolate in base ai parametri
previsti nel Piano Sangue e Plasma.
L’autosufficienza non è però raggiunta in modo omogeneo sul
territorio italiano, dal momento che esistono ancora squilibri tra
regioni eccedentarie e regioni carenti. L’indice nazionale di
produzione di unità di sangue intero per 1000 residenti nel 2007
risulta pari a 41,5, in linea con i Paesi europei a elevato sviluppo
economico.
Per quanto riguarda il plasma avviato alla lavorazione industriale
per la produzione di farmaci, nel 2007 ne sono stati raccolti
complessivamente 607.290 kg, per una media di 10,34 kg ogni 1000
abitanti. Va sottolineato che, confrontando i dati nel periodo
2005-2007, l’invio di plasma alla produzione industriale tende a
crescere di anno in anno e questo permette di prevedere incrementi
sensibili per gli anni venturi. Anche nella raccolta di plasma si
registra, inoltre, una disomogeneità tra regioni che si collocano al
di sopra della media nazionale e altre che sono al di sotto di
questa soglia.
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